Una partita di pallone vive di diversi momenti, quasi come se all’interno della stessa partita si giocassero più gare. Il contraccolpo psicologico diventa chiaro ed evidente soprattutto quando un gol arriva a cavallo dell‘intervallo: tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo. Degli 82 gol segnati fin qui dall’Inter in Serie A, la distribuzione è abbastanza omogenea: 21 nei primi trenta minuti, 27 nella mezz’ora centrale e 34 dall’ora di gioco in poi. Alcuni gol, però, hanno un peso specifico diverso, e quelli segnati nei minuti vicini all’intervallo hanno cambiato quasi sempre l’inerzia della gara nerazzurra.
La prima svolta
E’ passata in sordina, complice anche il valore dell’avversario, ma la rimonta contro il Pisa del 23 gennaio ha avuto un peso specifico enorme. Sembra tutto facile nel venerdì sera di San Siro, poi però dopo appena 25 minuti una doppietta di Moreo gela il sangue della tifoseria nerazzurra. Anche grazie all’ingresso di Dimarco poco dopo, l’Inter riesce però a ribaltarla già prima dell’intervallo.
Al 39′ Zielinski, al 41′ Lautaro e nel recupero Pio Esposito: tre gol in otto minuti che cambiano una stagione. Anche in virtù dei risultati del weekend, con il Milan frenato dalla Roma e il Napoli sconfitto dalla Juve, la classifica recita +5 e +9. Una gara passata sottotraccia, ma pensatissima nell’economia della stagione. Soprattutto perchè non ottenere i tre punti in casa contro l’ultima in classifica avrebbe potuto cambiare molte cose.
Roma-Como, l’allungo decisivo
Due punti prima della sosta di marzo contro Milan, Atalanta e Fiorentina, poi la nottataccia in Bosnia che costa all‘Italia la mancata qualificazione al Mondiale: per gli Azzurri dell’Inter sembra vicino un vero tracollo, con un campionato improvvisamente riaperto. Al rientro c’è la Roma, mentre dall’altra parte si gioca Milan-Napoli per decretare l’inseguitrice.
L’Inter ritrova il suo capitano contro i giallorossi, e impiega meno di 120 secondi per colpire: sembra l’inizio di una serata tranquilla. Poi però la testata di Mancini al 40′ fa riaffiorare i fantasmi. Il primo tempo sembra destinato a chiudersi così, ma Calhanoglu pesca il coniglio dal cilindro e sposta completamente l’inerzia della partita. Negli spogliatoi si va con una testa diversa, e al rientro la Thu-La stende la Roma nei primi dieci minuti della ripresa.
Che notte a Como
Sette giorni più tardi si va a Como, probabilmente l’ultimo vero ostacolo del calendario nerazzurro. L’Inter perde di nuovo il proprio capitano e nel primo tempo sprofonda: prima Valle, poi Nico Paz, con il Como padrone assoluto del campo. All’intervallo sul 2-0? No, perchè la zampata di Thuram accende un barlume di speranza. E appena usciti dagli spogliatoi arriva ancora Thuram, dopo appena quattro minuti, a confermare quanto l’intervallo sia diventato un alleato della squadra di Chivu. Poi due volte Dumfries rende concreta la rimonta.
Sei punti pesantissimi, indirizzati in un momento cruciale: quando gli spogliatoi si fanno vicini. Una legge non scritta che, settimana dopo settimana, è diventata un consuetudine e ha permesso all’Inter di mettere in bacheca il 21esimo Tricolore.
L’Intervallo come alleato
Nel corso del campionato l’Inter aveva già lanciato segnali chiari. Basta pensare alla prima giornata, quando Lautaro sigla il colpo del ko a inizio ripresa contro il Torino. Una storia ripetuta anche contro Cremonese, Bologna, Sassuolo e Cagliari, oltre alle gare già citate. Senza dimenticare l’importanza dei gol arrivati sul finire del primo tempo, come nel match Scudetto contro il Parma, con Thuram che nel recupero manda l’Inter avanti negli spogliatoi.
Il fattore psicologico nel calcio è diventato fondamentale. Nei quindici minuti dell’intervallo può passare di tutto nella testa dei giocatori: dagli errori appena commessi alla pressone di dover ottenere il risultato. L’Inter è stata bravissima a indirizzare molte partite proprio in quei momenti chiave, e ancora più brava a chiudere i discorsi una volta iniziata la ripresa. Un lavoro mentale che sottolinea ancora una volta la mano di Chivu nella testa del gruppo. Perchè va ricordato che non ha ereditato una squadra Campione d’Italia, ma un gruppo uscito distrutto dalle cinque reti subite in finale di Champions League. Le qualità tecniche erano evidenti a tutti; riuscire invece a ricostruire la testa della squadra era la vera sfida. E non è una cosa da tutti.