L’Inter dovrà fare a meno di Denzel Dumfries ancora per diverse settimane, smentendo categoricamente le indiscrezioni circolate nelle ultime ore circa un possibile recupero lampo dell’esterno olandese. Secondo quanto raccolto e verificato dalla redazione de L’Interista, l’ipotesi di un rientro anticipato è priva di fondamento: lo staff medico e il giocatore hanno scelto la linea della prudenza, fissando il ritorno all’attività agonistica non prima della metà di marzo. Il percorso riabilitativo prosegue senza strappi, nel rispetto dei tempi biologici necessari dopo il delicato intervento chirurgico alla caviglia a cui l’atleta è stato sottoposto.
I motivi dello slittamento: non solo una questione fisica
Il cauto ottimismo che aveva circondato le condizioni dell’olandese nei giorni immediatamente successivi all’infortunio ha lasciato spazio a una realtà molto più complessa. Dumfries è lontano dai campi di allenamento da oltre due mesi e l’operazione ha cambiato radicalmente la tabella di marcia. La scelta di attendere marzo è dettata da una serie di fattori tecnici e psicologici che la dirigenza nerazzurra non intende sottovalutare.
Al rientro, lo stop complessivo sfiorerà i quattro mesi, un periodo di inattività che impone una vera e propria “nuova preparazione” atletica. Oltre alla tenuta della caviglia, preoccupa il fattore mentale: rientrare in un campionato caratterizzato da un alto tasso di contrasti fisici come la Serie A richiede una sicurezza psicologica che solo un recupero totale può garantire. Il rischio di giocare condizionati dalla paura di una ricaduta è un lusso che né l’Inter né il giocatore vogliono concedersi in questa fase cruciale della stagione.
L’ombra del Mondiale e la gestione del rischio
Sullo sfondo della riabilitazione di Dumfries si staglia anche l’appuntamento più importante dell’anno: il Mondiale. Il laterale orange non ha alcuna intenzione di compromettere la partecipazione alla rassegna internazionale con la sua Nazionale, motivo per cui la parola d’ordine ad Appiano Gentile è “zero rischi”. Un rientro forzato oggi potrebbe causare problemi cronici in grado di precludergli il sogno iridato, una prospettiva che spinge l’entourage del calciatore a seguire pedissequamente il protocollo di recupero più conservativo.
L’Inter, dal canto suo, ha recepito la necessità di attendere che il calciatore sia al 100% della forma, evitando di alimentare false speranze su un ritorno a breve termine che, allo stato attuale delle cose, appare tecnicamente impossibile. La fascia destra nerazzurra dovrà dunque continuare a trovare soluzioni alternative ancora per un mese abbondante, in attesa che la freccia olandese possa tornare a correre senza timori.