Chivu a caccia del Double: da quanto tempo non lo festeggia l’Inter?

Cristian Chivu vuole festeggiare la "doppietta" alla sua prima stagione in nerazzurro. Da quanto tempo non la festeggia l'Inter? Il tecnico romeno potrebbe già superare i suoi predecessori

Alessandro Bonci
4 min di lettura

Dopo il successo in rimonta sul Como, l’Inter si è aggiudicata l’accesso alla finale di Coppa Italia. Con uno Scudetto ormai a un passo dalla matematica, Chivu può davvero iniziare ad assaporare l’idea del Double. Una stagione che sarebbe da incorniciare, soprattutto considerando che si tratta della sua prima vera esperienza alla guida di un club di alto livello. Se i suoi predecessori, Inzaghi e Conte, avevano comunque ottenuto ottimi risultati, Chivu alla sua prima annata potrebbe già raggiungere un traguardo che agli altri non è riuscito.

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L’ultima volta del Double

Se escludiamo la Supercoppa Italiana e ci soffermiamo solamente sulle tre competizioni principali (Scudetto, Coppa Italia e Champions League/Europa League), nessuno negli ultimi anni è riuscito a centrare il Double. Simone Inzaghi, in quattro stagioni, ha conquistato uno Scudetto e due Coppe Italia, ma in annate separate, chiudendo poi l’ultima stagione senza titoli. Anche Antonio Conte ha portato a casa uno Scudetto in due anni, senza però aggiungere trofei nazionali.

Per ritrovare un Double con l’Inter bisogna tornare indietro di 16 anni, al 2010, quando sulla panchina sedeva Josè Mourinho e i nerazzurri completarono una stagione storica culminata nel Triplete. Se invece si considera esclusivamente il Double, bisogna risalire ancora più indietro al 2006, con Roberto Mancini in panchina. Insomma, Chivu potrebbe entrare nella storia già alla sua prima annata.

I meriti di Chivu

All’inizio dell’anno, dopo la delusione della stagione precedente, era difficile immaginare un percorso del genere. Eppure, tra lo scetticismo generale, Cristian Chivu ha saputo farsi spazio ed emergere. Ha lavorato molto sul piano comunicativo e sulla gestione del gruppo, incidendo soprattutto nella testa dei giocatori. Sul piano tattico non ha stravolto l’impianto, ma ha introdotto alcune idee chiare: riaggressione alta e maggiore verticalità.

Il suo grande merito è stato anche quello di recuperare giocatori importanti che stavano vivendo un momento difficile. Dimarco è forse l’esempio più lampante, ma anche Zielinski ha ritrovato nuova linfa. Da sottolineare inoltre la crescita di Bisseck e Pio Esposito, senza dimenticare i leader come la Thu-La, Barella e Calhanoglu. Chivu ha saputo valorizzare tutti, proteggendo i suoi uomini nei momenti complicati (come nel caso Bastoni) e costruendo un gruppo solido e unito.

Cosa aspettarsi dal futuro?

Per lo Scudetto si attende ormai solo l’aritmetica, mentre per la Coppa Italia l’appuntamento è fissato al 13 maggio. Solo allora si potranno tirare le somme. Chivu ha risollevato un gruppo che sembrava in difficoltà, riportandolo a esprimersi su livelli altissimi. La vera sfida arriverà nei prossimi anni, quando alcuni senatori lasceranno la squadra, ma il tecnico romeno ha già dimostrato di saper costruire e ricostruire.

Un primo assaggio del suo lavoro si è visto già contro il Como, quando ha schierato contemporaneamente gli unici giocatori in grado di saltare l’uomo: la rimonta non è stata un caso. Il futuro è dalla sua parte. Sta a Chivu giocarselo nel migliore dei modi. Intanto, però, è giusto godersi anche i traguardi raggiunti.

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