L’ombra di Pio Esposito si è allungata definitivamente su Ange-Yoan Bonny. Ad Appiano Gentile, il vento è cambiato: mentre l’Inter si prepara a ricevere il Cagliari a San Siro per lo strappo decisivo verso lo Scudetto, il francese ex Parma è diventato un caso diplomatico e tecnico. Senza Lautaro Martinez, ancora ai box, la gerarchia di Cristian Chivu ha emesso la sua sentenza: il titolare accanto a Marcus Thuram è il giovanissimo talento italiano, non l’investimento da 23 milioni di euro dell’ultima estate. Il dato che agita i sonni di Marotta è impietoso: Bonny non segna dal 4 febbraio, quando il suo guizzo contro il Torino illuse tutti su una consacrazione immediata. Da quel pomeriggio, il vuoto.
Il digiuno del “Garante” mancato
Undici partite a secco sono un’eternità per chi era stato acquistato per garantire rotazioni d’élite. Se il picco massimo è stato il roboante 4-0 alla Cremonese di ottobre (un gol e tre assist), la realtà attuale parla di un giocatore involuto, incapace di incidere nei momenti di pressione. «Deve tornare a graffiare», sussurrano dalle parti di via della Liberazione, un’esortazione che sa di ultima chiamata. «Bonny è rimasto a secco in 11 partite, fallendo anche l’esame di maturità nel derby col Milan», filtra dall’ambiente nerazzurro. Una prestazione, quella contro i rossoneri, che ha segnato il punto di non ritorno: un’opacità che stride con l’energia debordante mostrata invece da Pio Esposito.
Il sorpasso di Pio Esposito
Mentre Bonny si inceppava, il classe 2005 ha scalato i “nodi” tattici di Chivu. Nonostante il rigore fallito in Nazionale contro la Bosnia, Esposito ha dimostrato una fame e una funzionalità al gioco collettivo che il francese sembra aver smarrito tra le pieghe di una stagione troppo lunga. 7 gol in 40 presenze totali sono un bottino troppo magro per Bonny, soprattutto considerando che i minuti giocati (1323) lo avrebbero dovuto vedere più presente nel vivo dell’area di rigore.
L’Inter ha 9 punti di vantaggio sul Napoli e 10 sul Milan a sei giornate dalla fine. Il tricolore è lì, a portata di mano, ma l’assenza del capitano Lautaro obbliga il reparto offensivo a un supplemento di anima. Bonny non può più nascondersi: o ritrova il gol contro il Cagliari, partendo magari a gara in corso, o la sua prima stagione milanese rischia di essere ricordata come una costosissima incompiuta.