Esistono traiettorie calcistiche che non seguono le logiche fredde delle plusvalenze, ma sembrano scritte nel destino di una dinastia. Il legame tra Aleksandar Stankovic e l’Inter appartiene a questa categoria: una storia che, dopo la separazione necessaria per la maturazione del talento, si appresta a vivere un nuovo, imminente capitolo. Mentre la dirigenza di viale della Liberazione progetta la fisionomia del centrocampo per la stagione 2026/2027, il nome del classe 2005, attualmente protagonista in Belgio con la maglia del Brugge, è balzato in cima alla lista delle priorità. Non si tratta di una semplice suggestione romantica, ma di una strategia di mercato strutturata che potrebbe vedere il club nerazzurro anticipare i tempi per riportare a casa uno dei prodotti più cristallini del proprio vivaio.
Le cifre del rientro: la strategia di Marotta e Ausilio
Il diritto di riacquisto, comunemente noto come recompra, è l’architrave su cui poggia l’intera operazione. Secondo quanto confermato dall’esperto di calciomercato Gianluca Di Marzio, l’Inter detiene un’opzione fissata a 23 milioni di euro per l’estate 2026, cifra destinata a salire a 25 milioni (più una percentuale sulla futura rivendita) nel 2027. Tuttavia, il rendimento d’altissimo livello offerto da Stankovic nel campionato belga sta spingendo Piero Ausilio a valutare un ritorno anticipato già nella prossima sessione estiva.
L’investimento, sebbene oneroso per un ventunenne, è considerato coerente con la politica di ringiovanimento e sostenibilità intrapresa dal sodalizio nerazzurro. In un reparto che si appresta a subire una profonda mutazione strutturale a causa di alcuni addii eccellenti, inserire un profilo che conosce l’ambiente, la pressione di San Siro e i dettami tattici della casa madre rappresenterebbe un vantaggio competitivo non indifferente.
Identità e maturità: il peso del cognome lontano da Milano
Crescere con l’ombra di un padre che ha segnato l’epopea del Triplete non è compito agevole. Aleksandar lo ha ammesso con disarmante onestà: «Nelle giovanili dell’Inter non era facile avere questo cognome». Eppure, l’esperienza internazionale al Brugge ha forgiato il carattere del giovane mediano, permettendogli di spogliarsi dell’etichetta di “figlio d’arte” per costruirsi un’identità tecnica autonoma. «Per me l’Inter è speciale, o ce l’hai dentro o non ce l’hai», ha dichiarato recentemente, ribadendo un senso di appartenenza che trascende il contratto professionale.
L’identikit di Stankovic è quello che la dirigenza interista cerca per il futuro: un calciatore moderno, capace di abbinare visione di gioco e fisicità, già formato mentalmente grazie all’impasse superata lontano dai riflettori italiani. Sebbene il ragazzo mantenga il massimo riserbo professionale: «La mia testa ora è qui in Belgio», il richiamo di Appiano Gentile si fa sempre più forte. Puntare su di lui significherebbe per l’Inter non solo riportare a casa un talento, ma blindare il cuore del proprio centrocampo con un elemento che ha i colori nerazzurri cuciti nell’animo, garantendo continuità tecnica e identitaria a un progetto che non vuole smettere di vincere.