l patto d’amore di Lautaro e la linea verde dell’Inter: Javier Zanetti confessa i piani futuri del club

Il vicepresidente nerazzurro traccia la rotta tra giovani cresciuti in casa e la leadership del capitano, elogiando la crescita di Dimarco, Esposito e Stankovic.

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Il vicepresidente dell’Inter, Javier Zanetti, è intervenuto ai microfoni del canale YouTube del giornalista Fabrizio Romano per fare il punto sulla rosa nerazzurra, blindando i propri gioielli e rivendicando le scelte strategiche sul mercato. In un calcio italiano spesso accusato di non avere coraggio con le nuove generazioni, il dirigente argentino ha voluto sottolineare con forza la filosofia societaria che ha portato al mantenimento in prima squadra di Pio Esposito, un talento su cui la dirigenza ha scommesso controcorrente rispetto alle abitudini della Serie A.

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“Come abbiamo deciso di confermare Pio Esposito? Siamo contenti di quello che ha dimostrato e come è cresciuto. Nella cultura italiana fare giocare i giovani non è semplice ma noi abbiamo sempre creduto che ci poteva dare quello che ci ha dato. Spero possa avere un grande futuro”, ha spiegato Zanetti, evidenziando come la pazienza e la programmazione stiano pagando i propri dividendi ad Appiano Gentile. Un discorso analogo che si lega a doppio filo con l’esplosione definitiva di Federico Dimarco, ormai consacratosi su livelli assoluti sia in Italia che in Europa.

Alla domanda se il laterale sinistro sia attualmente il migliore al mondo nel suo ruolo, lo storico capitano nerazzurro non si è nascosto: “E’ uno tra i migliori. Al di là degli assist ha dimostrato grande continuità. Per lui è stata una stagione completa. Ha fatto il nostro settore giovanile, è all’Inter da quando era bambino e vederlo così fa un enorme piacere. Quando lo vedi con la sua felicità vedi in lui l’interista puro. A noi fa grande piacere”. La valorizzazione del vivaio resta un pilastro, come dimostra anche il percorso all’estero del portiere Filip Stankovic, promosso a pieni voti dalla dirigenza: “Aveva già fatto bene nel settore giovanile, quando c’è stata la possibilità di andare a giocare all’estero ha dimostrato di essere pronto. Non è semplice andare via e dimostrare il proprio valore in un altro calcio, lui è riuscito a farlo con grande personalità. Siamo contenti perché fa parte della nostra famiglia”.

Il fulcro del progetto tecnico e identitario della squadra Campione d’Italia resta però Lautaro Martinez, l’uomo simbolo arrivato giovanissimo dal Racing Club e diventato leader assoluto dello spogliatoio. “L’ho visto crescere, abbiamo colto l’opportunità che è stata questione di giorni. Sinceramente, quando prendi un giovane non pensi a cosa ti può dare nell’immediato ma a cosa sarà tra 4-5 anni. Noi pensavamo potesse essere il Lautaro che vediamo ora. Credo che sia andato oltre le nostre aspettative. E’ sempre coinvolto, questa voglia di rimanere all’Inter, essere capitano per me è questo. Sono felicissimo come lo saranno tutti i tifosi interisti”, ha confessato il dirigente.

In un’epoca di trasferimenti continui e bandiere ammainate, il legame viscerale tra il capitano e i colori nerazzurri rappresenta un’eccezione che la società vuole tenersi stretta. Interpellato sul valore economico e morale di un simile attaccamento alla maglia, Zanetti ha chiuso l’intervista blindando l’attaccante di Bahia Blanca: “Non è facile trovare giocatori che esprimono pubblicamente il desiderio di rimanere nello stesso club per sempre. Ha un grandissimo valore. Nessuno discute la sua qualità, prima umana che per me è la cosa più importante e poi in campo”.

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