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Inter-Arsenal, la sentenza europea: il gap è reale e pesa

I Gunners fuori portata per qualità e intensità. Chivu ammette la superiorità: “Stasera non era possibile”

4 min di lettura

L’Inter esce ridimensionata dal confronto europeo con l’Arsenal: la sconfitta certifica una distanza netta, emersa sul piano tecnico, tattico e fisico, che rende oggi complicato l’accesso diretto alla UEFA Champions League che conta. Anche vincere a Borussia Dortmund potrebbe non bastare per entrare tra le prime otto; per garantirsi almeno il lato favorevole del tabellone play-off servirà fare punti e sperare negli incastri.

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L’Inter ci prova, resta dentro la partita a tratti, ma paga incertezze, sbavature e frenesie che contro l’Arsenal di oggi diventano una sentenza. La fotografia della serata è impietosa: i Gunners sono fuori portata come collettivo e come singoli, costruiti per saltare i play-off e volare direttamente agli ottavi. I nerazzurri, buona squadra, per competere a questi livelli devono migliorare, rinforzarsi, integrarsi.

La differenza tra ambizione e realtà europea

Il confronto mette a nudo un tema strutturale. In Europa, lavoro e applicazione restano componenti essenziali, ma non sufficienti quando l’avversario alza il ritmo con continuità, legge prima le situazioni e aggredisce senza disordine. L’Arsenal lo fa con naturalezza; l’Inter, quando prova a correre alla stessa velocità, finisce per scoprirsi. Il dibattito interno è inevitabile: se la dirigenza non individua reparti da migliorare, Cristian Chivu sembra invece guardare a un gruppo da far crescere. Una crescita reale, però, che in Champions chiede qualità immediata oltre al lavoro quotidiano.

La lettura di Chivu: rispetto e lucidità

Il tecnico nerazzurro non cerca alibi e riconosce apertamente la superiorità degli avversari: «Sono stati più forti per velocità, intensità, letture immediate». E ancora, sullo svolgimento della gara: «Non è che non ci abbiamo provato, nel primo tempo abbiamo avuto anche le nostre occasioni. Se contro Liverpool e Atletico potevamo portare qualcosa di più, stasera no, stasera non era possibile, anche se nel frattempo siamo cresciuti».

La crescita, sottolinea Chivu, non basta a colmare il gap di una notte così: «Quelle partite oggi sarebbero finite diversamente, questa no. Mi hanno fatto impressione per la qualità tecnica, per la pulizia e per la velocità di pensiero. E per l’aggressività mai disordinata». Un’ammirazione che non scivola nella resa, ma inchioda la realtà.

Qualità collettiva e gerarchie europee

L’Inter ha avuto momenti di ripartenza, è arrivata in area, ma il dato resta: «Come qualità collettiva l’Arsenal è al top. È superiore». Chivu chiude con una precisazione che pesa come un macigno nelle gerarchie continentali: «Non a caso sono in testa in Premier, noi in Italia non siamo a quella altezza». E, insieme, una difesa del gruppo: «So che i miei ragazzi hanno dato tutto».

La conclusione è netta. La Champions non perdona: chi è costruito per saltare i play-off lo dimostra sul campo. Per l’Inter, il percorso passa ora da punti da strappare e da una riflessione profonda su cosa serva davvero per competere alla pari nelle grandi notti europee.

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