Il nuovo faro nerazzurro: il “coccodrillo” Sucic sulle orme del connazionale Brozovic

Prestazioni sempre più convincenti quelle di Sucic: con lui Chivu può cambiare fisionomia e atteggiamento della squadra in campo e ricorda Brozovic nelle movenze.

Carlotta Samogin
5 min di lettura

Nel match di Champions League tra Bodø/Glimt e Inter, i vicecampioni d’Europa hanno subito una pesante sconfitta per 3-1 sul campo della sorprendente Cenerentola squadra norvegese. L’unico episodio degno di nota è arrivato durante il primo tempo al 37° minuto, su una punizione a favore dei padroni di casa: Sommer ha schierato la barriera con quattro uomini, mentre dietro, Sucić ha ripreso la celebre posizione del “coccodrillo”, stendendosi a terra durante la battuta. Molti tifosi, guardando la partita, sono stati riportati indietro nel tempo: quel gesto “Sucić fa il coccodrillo” ha fatto subito pensare a Marcelo Brozović. La nuova Inter di Chivu sembra dunque proseguire la tradizione del “coccodrillo” in barriera.

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L’eredità di Brozovic

Il “gesto del coccodrillo” si verifica quando un giocatore si sdraia dietro la barriera per impedire che il pallone, calciato rasoterra, passi sotto i compagni in salto. È una soluzione diventata sempre più diffusa negli ultimi anni contro gli specialisti dei calci di punizione ed è da sempre associata a Marcelo Brozović, considerato un vero maestro del “coccodrillo”. Arrivato a Milano nel 2015, Brozović ha attraversato diverse stagioni e cambi di allenatore, affermandosi come punto di riferimento e perno del centrocampo nerazzurro.

Lo scudetto con Conte

Con la sua straordinaria intelligenza tattica, il centrocampista croato ha rappresentato l’equilibrio ideale tra quantità e qualità. Nella stagione che ha riportato lo Scudetto all’Inter nel 2021, sotto la guida di Antonio Conte, la sua abilità nel leggere le linee di passaggio e nel dettare i ritmi di gioco si è rivelata determinante. Brozović era il primo riferimento nella costruzione della manovra, un regista silenzioso capace di mettere i compagni nelle condizioni migliori per esprimersi. La sua partenza ha inevitabilmente lasciato un vuoto tecnico difficile da colmare.

All’Inter era quasi sempre lui il prescelto per sdraiarsi dietro la barriera sulle punizioni avversarie. Con la consueta ironia e un grande spirito di sacrificio, quel gesto è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica: posizione impeccabile, massima concentrazione e uno stile inconfondibile. Col passare degli anni, a quel movimento si è affiancata anche l’etichetta “Epic”, un soprannome che ne ha esaltato il lato ironico trasformandolo in un simbolo della sua personalità.

Il “coccodrillo” Sucic

Ed è a questo punto che entra in scena Petar Sučić. Nella sfida contro il FK Bodø/Glimt, è stato lui a ricoprire quel ruolo, attirando subito l’attenzione di tifosi e commentatori. Più giovane, ma già dotato di una precisione che richiama le movenze di Marcelo Brozović, Sučić gioca con lo sguardo sempre alto, pronto a intercettare ogni pallone. In campo mostra quella miscela di pazienza e aggressività che aveva reso Brozović imprescindibile. Il paragone non è soltanto tecnico, ma anche culturale: entrambi croati, entrambi formati in un calcio, quello balcanico, dove la disciplina viene prima della tattica. E come il suo predecessore, anche Sučić ama muoversi tra le linee, offrendo sempre una soluzione pulita ai compagni.

Continuità e trasformazione

L’Inter di oggi ha cambiato pelle rispetto a quella costruita attorno a Marcelo Brozović: ritmi più verticali, pressing strutturato, manovra più rapida. In questo scenario, Petar Sučić può rappresentare l’evoluzione naturale del ruolo: meno ancorato davanti alla difesa, più dinamico nel collegare i reparti e accompagnare l’azione. Il “coccodrillo” si adatta e osserva. Se saprà reggere il confronto con chi lo ha preceduto, l’Inter potrebbe non aver trovato un semplice sostituto, ma un nuovo pilastro su cui costruire il futuro.

Come sempre sarà il campo a emettere il verdetto. I nerazzurri sono attesi da una sfida decisiva martedì 24 febbraio nel ritorno in casa a San Siro contro il FK Bodø/Glimt, un appuntamento che dirà molto sulle ambizioni della squadra. Seppur con le dovute proporzioni legate all’avversario, proprio contro il Bodø/Glimt la presenza di Petar Sučić ha garantito maggiore spinta offensiva e ritmo alla manovra. A Milano sarà un’altra storia, ma l’auspicio è che si possa iniziare a parlare davvero di “Epic-Sučić

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