Il Dogma di Chivu: Anatomia di un’Inter che riscrive i record della Storia

Con una media di 2,23 punti a partita e 17 marcatori diversi, il tecnico romeno prenota il rinnovo fino al 2029: Marotta prepara il blindaggio contrattuale dopo il Mondiale per Club.

Redazione
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Dall’esordio intercontinentale di Monterrey alle tensioni elettriche del Derby d’Italia contro la Juventus, le prime 40 direzioni tecniche di Cristian Chivu sulla panchina dell’Inter hanno sancito una metamorfosi tattica e culturale capace di travalicare i confini della semplice cronaca sportiva. Il tecnico romeno, approdato alla guida della prima squadra dopo il proficuo apprendistato nel settore giovanile e una breve parentesi emiliana, ha saputo innestare una metodologia di lavoro basata su rapporti diretti e una visione calcistica d’avanguardia, convincendo in modo unanime una dirigenza storicamente esigente e una tifoseria inizialmente scettica. Il bilancio parla di un dominio territoriale quasi assoluto: 29 vittorie, 2 pareggi e appena 9 sconfitte, per una media punti che si attesta sulla soglia vertiginosa di 2,23 a partita, dato che colloca ufficialmente l’attuale gestione sopra le epopee dorate di Mourinho, Conte, Mancini e dello stesso Inzaghi.

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L’architettura del gol e la cooperativa del successo

L’efficacia della compagine nerazzurra sotto l’egida di Chivu non è figlia del caso, ma di una struttura offensiva democratica e letale, capace di produrre 83 reti in 36 incontri ufficiali (escludendo la kermesse mondiale), con una media realizzativa di 2,31 marcature per match. Se Lautaro Martínez si conferma terminale ultimo e imprescindibile con 18 centri, è l’apporto corale a impressionare il board tecnico di Viale della Liberazione: sono ben 17 i calciatori andati a segno, testimonianza di una manovra che non offre punti di riferimento agli avversari. Dall’esplosività di Thuram alla precisione chirurgica di Calhanoglu e Bonny, fino agli inserimenti di Zielinski e Dimarco, l’Inter è diventata una macchina bellica che è rimasta all’asciutto soltanto in due occasioni tra campionato e palcoscenico europeo. Questo volume di fuoco rappresenta la garanzia primaria per un club ancora in corsa su tre fronti, nonostante la cautela imposta dai vertici societari dopo le delusioni della passata stagione.

Strategie di rinnovo: il summit per blindare il futuro

Sul piano squisitamente burocratico e dirigenziale, Marotta e Ausilio hanno già iniziato a tessere la trama per il consolidamento del sodalizio. Attualmente legato al club da un contratto fino al 2027 con un ingaggio di 2,5 milioni di euro, per Cristian Chivu si prospetta un adeguamento economico e un prolungamento dell’accordo che potrebbe estendersi fino al 2028 o 2029. La politica aziendale, tuttavia, resta ancorata alla meritocrazia dei risultati: ogni firma sarà subordinata all’esito della volata finale in Serie A, Champions League e Coppa Italia. «Il mio legame con questi colori nasce dal lavoro quotidiano e dalla volontà di costruire qualcosa di duraturo attraverso il confronto sincero con i miei calciatori», ha sottolineato il tecnico analizzando il rapporto simbiotico instaurato con lo spogliatoio. Con un potenziale di altre 25 sfide all’orizzonte, incluse le possibili finali, l’Inter si affida alla freddezza del suo timoniere per trasformare i numeri in trofei.

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