Lazio-Inter 0-2: Chivu vince la decima Coppa Italia, è DOBLETE

Un’autorete e il sigillo del Toro regalano ai nerazzurri il secondo titolo stagionale in una notte romana senza storia.

Redazione
2 min di lettura

L’Inter sale sul tetto d’Italia per la decima volta, alzando al cielo la Coppa Italia al termine di una finale dominata dall’inizio alla fine contro una Lazio troppo fragile per impensierire i campioni. All’Olimpico, la squadra guidata da Cristian Chivu si impone per 2-0 grazie a un’autorete di Marusic e al solito colpo letale di Lautaro Martinez, sigillando un doblete (Campionato e Coppa) che mancava dall’era di Mourinho. Il tecnico romeno, al suo primo anno in panchina, eguaglia così il primato di successi immediati, chiudendo definitivamente il cerchio della rinascita iniziato dopo la delusione della scorsa finale di Champions League.

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Secondo quanto riportato dal nostro inviato, la cronaca del match si riassume in un monologo nerazzurro durato poco più di mezz’ora. Il vantaggio arriva al 13′: su un corner velenoso di Dimarco, Thuram spizza il pallone trovando la sfortunata deviazione di Marusic, che infila la propria porta. Il raddoppio matura al 35′ su un altro clamoroso errore difensivo biancoceleste; Nuno Tavares si addormenta sulla pressione di Dumfries, l’olandese gli scippa la sfera e serve a Lautaro un assist che il capitano deve solo spingere in rete per il suo ventitreesimo centro stagionale.

La ripresa ha offerto poco più di una gestione accademica per l’Inter, intervallata da qualche timido sussulto laziale. Come riferisce la redazione di Francesco Pietrella, la differenza tecnica è apparsa abissale: mentre la regia nerazzurra di Sucic è stata impeccabile, la Lazio ha pagato l’assenza di un vero metronomo, con Patric apparso fuori ruolo e sostituito già all’intervallo. L’unica vera chance per i capitolini è arrivata al 76′ con un sinistro di Dia, neutralizzato senza troppi affanni da Martinez. Il finale è stato acceso solo da una rissa scatenata da un brutto intervento di Pedro su Dimarco, sintomo della frustrazione di una squadra, quella di Sarri, che non è mai riuscita a colmare il divario atletico e qualitativo.

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