Inter, rabbia Barella: «Fuori per errori nostri, ma l’obiettivo resta lo Scudetto»

Il centrocampista nerazzurro dopo l'eliminazione col Bodo: «Paghiamo il rigore sbagliato nei gironi. Ora testa solo al campionato».

Redazione
2 min di lettura

L’Inter incassa il colpo e mastica amaro dopo il clamoroso verdetto di San Siro che sancisce l’addio alla Champions League. Nel post-gara, Nicolò Barella ha analizzato con freddezza l’eliminazione ai microfoni di Sky Sport, rifiutando l’alibi della superiorità tattica del Bodo/Glimt e puntando il dito sugli episodi. «Non credo che i norvegesi ci abbiano messo in crisi, il gol subito nasce da un errore individuale che può capitare a chiunque, oggi a Manuel [Akanji, ndr], altre volte a me», ha dichiarato il centrocampista nerazzurro, sottolineando come l’incapacità di sbloccare il match sia stata la vera condanna per la squadra di Chivu.

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Il nervosismo per il declassamento ai playoff, figlio di un girone chiuso senza l’accesso diretto agli ottavi, emerge chiaramente nelle parole del sardo: «Il calcio è crudele, per un rigore fallito al 90’ nella fase a gironi siamo stati costretti a due partite extra e alla trasferta proibitiva in Norvegia». Un riferimento polemico al cammino tortuoso che ha logorato le energie della squadra, portando alla débâcle contro un avversario sulla carta inferiore. Nonostante il fallimento continentale, Barella ha voluto blindare lo spogliatoio ribadendo la gerarchia degli obiettivi stagionali, mettendo lo Scudetto davanti a tutto.

«La vittoria del campionato è il nostro target prioritario sin dal primo giorno, non è una missione che nasce ora perché siamo a +10 sulla seconda», ha rimarcato il leader nerazzurro, cercando di spostare immediatamente il focus sulla Serie A. La pressione ora si sposta integralmente sulla gestione domestica: con l’uscita dalla Champions, l’obbligo della seconda stella diventa l’unico modo per evitare che l’annata venga etichettata come fallimentare. L’Inter dovrà dimostrare già nel prossimo turno di aver metabolizzato il trauma norvegese, trasformando la rabbia europea in benzina per chiudere la pratica tricolore il prima possibile.

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