Il “Toro” contro il tempo: Lautaro e l’arte del recupero lampo

Lo storico clinico del capitano nerazzurro sorride a Chivu: dai precedenti del 2018 alla forza mostrata contro il Barcellona, l'argentino punta a smentire ancora una volta le tabelle mediche.

Redazione
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L’infortunio al soleo di Lautaro Martinez ha gettato un’ombra sulla stagione dell’Inter, ma analizzando il passato dell’attaccante di Bahía Blanca emerge un quadro che autorizza un cauto ottimismo. Sebbene la medicina sportiva indichi in almeno tre settimane il tempo standard per smaltire un risentimento al polpaccio, il “Toro” ha già dimostrato in carriera di possedere una tempra fuori dal comune e una soglia del dolore che sfida i protocolli convenzionali. Per trovare un infortunio analogo a quello occorso a Bodo bisogna risalire al settembre 2018, quando rimase ai box per 17 giorni; da allora, Lautaro è diventato una macchina da guerra capace di rientrare costantemente in tempi record, gestendo noie agli adduttori o ai flessori quasi sempre nell’arco di appena quattordici giorni.

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La capacità di resilienza di Martinez ha toccato il suo apice nella scorsa stagione, la più travagliata dal punto di vista fisico con nove match saltati complessivamente tra club e Nazionale. Il ricordo più vivido per i tifosi nerazzurri risale alla doppia sfida di semifinale di Champions League contro il Barcellona. Dopo aver accusato un problema ai flessori nella gara d’andata a fine aprile, l’argentino fu protagonista di un recupero prodigioso, tornando in campo dopo soli sette giorni per il ritorno a San Siro. Nonostante una vistosa fasciatura alla coscia, il capitano trascinò i compagni con la solita forza d’urto, accettando di fermarsi nuovamente per le due settimane successive solo per garantire la propria presenza nella finale di Monaco.

In condizioni normali, la diagnosi attuale porterebbe a uno stop forzato che escluderebbe Lautaro da un blocco di partite fondamentale per il destino stagionale dell’Inter. Il capitano rischierebbe infatti di saltare le sfide di campionato contro Lecce, Genoa, Milan e Atalanta, oltre al ritorno europeo con il Bodo/Glimt e alla semifinale di Coppa Italia contro il Como. Tuttavia, l’ambiente nerazzurro non ha ancora emesso sentenze definitive, proprio in virtù di quella capacità di guarigione accelerata che ha caratterizzato l’intera carriera del numero dieci.

Il quartier generale della Pinetina resta dunque in attesa della rivalutazione programmata per la prossima settimana, che rappresenterà il vero spartiacque di questo finale d’inverno. Se l’edema al soleo dovesse riassorbirsi con la velocità tipica dell’organismo di Lautaro, la possibilità di vederlo guidare l’attacco nel derby dell’8 marzo resterebbe concretamente sul tavolo. In caso contrario, Cristian Chivu dovrà fare affidamento sulla forza del collettivo, confidando che lo spirito indomito del suo leader possa contagiare chi sarà chiamato a prenderne il posto in questa emergenza.

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