L’Inter esce con le ossa rotte dalla trasferta artica contro il Bodo-Glimt, incassando un 3-1 che mette seriamente a rischio la qualificazione agli ottavi di Champions League. In un’andata dei playoff dominata dall’intensità norvegese e dalle insidie del terreno sintetico, il sodalizio nerazzurro ha pagato a caro prezzo le amnesie difensive e l’imprecisione sotto porta. Al vantaggio iniziale di Sondre Fet, aveva risposto l’effimera illusione di Pio Esposito, prima che la compagine di Knutsen dilagasse nella ripresa con le firme di Hauge e Hogh. Ora, per la truppa di Cristian Chivu, il ritorno a San Siro di martedì 24 febbraio si trasforma in un’impresa imperativa per evitare un’eliminazione che avrebbe il sapore del fallimento internazionale.
L’illusione di Esposito e il fattore sintetico
L’avvio di gara ha confermato i timori della vigilia: un Bodo aggressivo, padrone assoluto delle geometrie su una superficie che ha penalizzato i ritmi dell’Inter. Il sodalizio lariano del Nord ha sbloccato l’impasse al 21′ con una trama d’alta scuola, culminata nel tocco di Fet che ha trafitto Sommer. Nonostante la sofferenza, i nerazzurri hanno trovato la forza di reagire al 30′: un cross di Barella, sporcato da Carlos Augusto, ha apparecchiato la tavola per Pio Esposito, rapace nel firmare l’1-1. «Era fondamentale restare aggrappati al match dopo il loro vantaggio iniziale, la mia rete doveva essere una scossa per tutto il gruppo», ha dimostrato con la grinta l’attaccante, prima che l’oscurità tattica avvolgesse nuovamente la compagine milanese.
Il crollo della ripresa e l’allarme Lautaro
Il secondo tempo si è rivelato un calvario per i nerazzurri, incapaci di contenere le transizioni avversarie. L’episodio spartiacque è giunto al 60′, non per un gol, ma per un segnale sinistro: Lautaro Martinez ha abbandonato il campo toccandosi il polpaccio, dirigendosi immediatamente negli spogliatoi. L’uscita del capitano ha privato l’Inter della sua bussola emotiva, spalancando le porte al dominio norvegese. Pochi istanti dopo, l’ex rossonero Hauge ha punito Sommer con un mancino sotto la traversa, seguito al 64′ dal colpo del KO di Hogh, scaturito dall’ennesima sbandata della retroguardia di Chivu. «Sapevamo che non avremmo dovuto cercare scuse sul campo, ma la loro intensità ci ha sorpreso nei momenti chiave», ha ammesso implicitamente Mkhitaryan prima del fischio d’inizio, preannunciando una serata che si è rivelata poi drammatica.
Veleni e speranze: il fattore San Siro
Il finale di gara ha restituito un’Inter nervosa e imprecisa, testimoniata dall’errore marchiano di Zielinski e dalle dichiarazioni al vetriolo di Alessandro Bastoni. Il difensore, pur non entrando nei dettagli del “caso” che lo ha coinvolto, ha parlato di «tanta ipocrisia e falsità da parte di certi addetti ai lavori», confermando un clima di tensione che trascende il rettangolo verde. Il presidente Marotta, dal canto suo, ha cercato di gettare acqua sul fuoco richiamando la squadra alla maturità necessaria per il ritorno. Con un passivo di due reti e l’incognita sulle condizioni di Lautaro, l’Inter dovrà ritrovare la propria identità tra le mura amiche per ribaltare un verdetto che, ad oggi, premia il coraggio e l’organizzazione del laboratorio Bodo.