Chivu blinda l’Inter: “Basta alibi sugli arbitri, pensiamo a Spalletti”

Il tecnico nerazzurro spegne le polemiche alla vigilia del Derby d'Italia e ritrova Barella e Calhanoglu: "Lo scudetto non si decide domani, ma serve l'orgoglio dell'andata".

Redazione
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Alla vigilia di un Derby d’Italia che potrebbe ipotecare una fetta consistente di tricolore, Cristian Chivu sceglie la via del pragmatismo e della compostezza istituzionale. La conferenza stampa pre-partita, svoltasi ad Appiano Gentile, è stata quasi interamente monopolizzata dalle recenti polemiche arbitrali che hanno infiammato il dibattito sportivo nazionale. Il tecnico nerazzurro, tuttavia, ha respinto con fermezza ogni tentativo di trascinare il sodalizio capolista nel vortice delle recriminazioni: «Il calcio italiano deve migliorare sotto molti aspetti, ma non su quello arbitrale», ha sentenziato l’allenatore, sottolineando come l’errore faccia parte del gioco tanto quanto la giocata di un calciatore.

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Chivu ha poi allargato l’orizzonte, citando la crisi sistemica della Nazionale: «Se l’Italia non va al Mondiale da undici anni, è colpa degli arbitri? Ci si lamenta sempre contro la propria squadra, ma io non vedo fantasmi e non temo condizionamenti. Sono stato scelto per trovare soluzioni tattiche, non per alimentare l’impasse delle lamentele».

Lo scacchiere di San Siro e il ritorno dei titolarissimi

Spostando il focus sul rettangolo verde, il tecnico ha mostrato profondo rispetto per la Juventus di Luciano Spalletti, evidenziando come l’allenatore toscano sia riuscito a conferire un’identità granitica alla compagine bianconera in tempi record. «Questa partita offre stimoli naturali, ma la vera sfida per noi è mantenere la stessa ferocia anche contro le cosiddette piccole», ha spiegato Chivu, preparandosi a un match di sofferenza e gestione: «Dobbiamo accettare che, contro un avversario di questo rango, non potremo avere il dominio del gioco per novanta minuti».

Le notizie più liete per il popolo interista giungono dall’infermeria: Nicolò Barella e Hakan Calhanoglu sono tornati pienamente a disposizione e, secondo le ultime indiscrezioni, potrebbero riprendere il comando delle operazioni a centrocampo dal primo minuto, garantendo quella fluidità di manovra che è mancata in alcuni frangenti delle ultime uscite.

Un passaggio significativo è stato dedicato a Marcus Thuram, protagonista di un duello familiare carico di suggestioni. Chivu ha difeso il clima disteso tra i due fratelli, pur pungolando l’attaccante francese: «La loro è una storia bellissima, è normale che Marcus rida con Khephren perché lo ama. Sul campo, però, gli chiedo di essere più egoista sotto porta». L’Inter sembra aver fatto tesoro proprio della sconfitta per 4-3 patita all’andata, momento spartiacque della stagione da cui è scaturita la striscia di successi che ha portato i nerazzurri a +8 sulla concorrenza. Nonostante il vantaggio, il tecnico rifiuta l’etichetta di gara decisiva per lo scudetto: «Mancano quattordici partite, un risultato oggi sposta solo l’equilibrio morale, non assegna titoli».

Il modello Brignone e l’etica del risultato

In chiusura di conferenza, un tributo inaspettato quanto sentito è andato a Federica Brignone, reduce dall’impresa olimpica ai Giochi di Milano-Cortina 2026. Chivu ha elevato la sciatrice azzurra a modello per il mondo del calcio: «La sua storia è commovente, ha vinto un oro inimmaginabile dopo un infortunio devastante perché è stata l’unica a crederci davvero. Noi del calcio dobbiamo imparare da lei: spesso veniamo giudicati solo per il risultato, ma c’è un lavoro dietro che merita rispetto a prescindere dal tabellino». Un monito che riflette la filosofia del tecnico rumeno: equilibrio, rispetto di se stessi e riflettori puntati esclusivamente sul lavoro quotidiano, lontano dalle grida mediatiche e dalle dietrologie arbitrali.

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