Scudetto, Veron vota Inter: “Roma e Como esami decisivi”

L'ex centrocampista gela la Lazio e lancia Retegui per il Mondiale: "Spero porti l'Italia alla fase finale".

Redazione
2 min di lettura

Lo scudetto 2026 passa per un weekend di fuoco che potrebbe ridisegnare la gerarchia della Serie A. Mentre la Nazionale di Gattuso cerca il pass mondiale a Zenica, il campionato si prepara a una ripartenza da brividi: nel giro di ventiquattro ore l’Inter ospiterà la Roma a San Siro, mentre al “Maradona” andrà in scena lo scontro diretto tra Napoli e Milan. Secondo Juan Sebastian Veron, intervenuto all’evento Operazione Nostalgia al PalaEur, i nerazzurri restano i favoriti assoluti per il titolo. L’ex centrocampista argentino, dopo un confronto diretto con Javier Zanetti, ha incoronato la squadra di Inzaghi come la formazione più matura e continua, pur avvertendo che le prossime sfide contro giallorossi e Como saranno i veri esami di laurea per il tricolore.

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Il focus della “Brujita” si è poi spostato sulla crisi della Lazio, descritta come una piazza in sofferenza che non può più nutrirsi solo di ricordi. «Vedo il tifo soffrire, chi paga l’abbonamento ha ambizioni legittime che oggi non vengono soddisfatte», ha chiosato l’ex fuoriclasse, sottolineando il distacco tra le aspettative della piazza e l’attuale realtà tecnica biancoceleste. Un declino che preoccupa l’ambiente, rimasto orfano di quel carisma internazionale che Veron incarnava negli anni d’oro di Cragnotti.

Infine, un endorsement pesante per le speranze mondiali dell’Italia. Veron ha puntato i fari su Mateo Retegui, l’attaccante che lui stesso portò all’Estudiantes e che oggi rappresenta la speranza del gol azzurro nella finale playoff contro la Bosnia. «Un Mondiale senza l’Italia non è completo, spero che con Retegui sia la volta buona», ha dichiarato l’argentino, benedicendo il “blocco nerazzurro” che trascina la selezione di Gattuso verso il sogno USA-Messico-Canada 2026. La pressione è massima: il calcio italiano si gioca tutto in una settimana tra le mura di San Siro e l’inferno di Zenica.

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