Dal 4 al 31 gennaio, nove partite in appena 28 giorni: nessuna squadra di Serie A è chiamata a uno sforzo simile nel primo mese del 2026 quanto il Napoli. Un dato che, dopo la vittoria sul Sassuolo, ha spinto Cristian Stellini ad alzare il tono, puntando il dito non solo sul mercato, ma soprattutto contro la Lega Serie A, accusata di aver costruito un calendario definito apertamente “sbagliato”.
La protesta dopo il Sassuolo
Il vice di Antonio Conte non ha parlato di semplice stanchezza o rotazioni difficili. La critica è stata più profonda e strutturale: non è accettabile, secondo Stellini, che una squadra impegnata anche in Supercoppa venga compressa in una sequenza così serrata, senza reali finestre di recupero. Un tema che va oltre il singolo club e chiama in causa la pianificazione complessiva della stagione.
I numeri che danno peso alle parole
La sequenza azzurra è oggettivamente imponente. Il ciclo è iniziato il 4 gennaio con la Lazio e si chiuderà il 31 gennaio contro la Fiorentina, attraversando una serie di avversari che non concede margini: Verona, Inter, Parma, Sassuolo, Copenhagen, Juventus e Chelsea, oltre alle due già citate. Una corsa continua, tra campionato ed Europa, senza pause utili per rifiatare o recuperare energie.
Il confronto con le altre big
Ed è proprio il confronto a rafforzare la protesta. L’Inter ha iniziato il proprio ciclo il 4 gennaio, ma lo completerà il 1° febbraio, con un giorno in più di distanza. Juventus e Atalanta sono partite addirittura il 3 gennaio, ma anche loro chiuderanno il 1° febbraio, beneficiando di una distribuzione leggermente più elastica. Ancora diverso il quadro per Bologna e Roma, impegnate in Europa League, ma con un calendario più diluito che consente una gestione meno estrema delle energie.
Una questione che va oltre Napoli
Il messaggio di Stellini non è solo uno sfogo a caldo. È una presa di posizione politica, che mette al centro la tutela fisica delle squadre e l’equità nella distribuzione degli impegni. Il calendario non è un dettaglio, soprattutto in un calcio che pretende intensità costante e competizioni sovrapposte.
Il Napoli stringe i denti e va avanti, ma la sensazione è che la polemica non si chiuderà qui. Quando i numeri parlano così chiaro, ignorarli diventa difficile.
