L’asse Milano-Torino torna a infiammarsi non per il responso del campo, ma per una frizione diplomatica e identitaria che rievoca i fasti più accesi del calcio italiano. Massimo Moratti, storico presidente dell’Inter, è intervenuto con durezza sulla recente telefonata intercorsa tra John Elkann e il vertice della FIGC Gabriele Gravina, ribaltando la narrazione vittimistica adottata dalla compagine bianconera. Secondo il petroliere, la metamorfosi della Juventus in “parte lesa” rappresenta un’anomalia storica difficile da metabolizzare per chi ha vissuto i decenni d’oro e le controversie del sodalizio sabaudo.
L’affondo di Moratti: la “vittima” che non convince
L’analisi dell’ex numero uno nerazzurro, rilasciata ai microfoni di Radio Anch’io Sport, non ha risparmiato stoccate alla gestione mediatica della crisi da parte della holding Exor. «I tempi sono profondamente mutati e oggi osserviamo una Juventus che si lamenta e recita il ruolo della vittima, un fatto inedito e per certi versi paradossale», ha esordito Moratti, sottolineando come le proteste ufficiali seguite al derby d’Italia appaiano sproporzionate rispetto alla caratura storica del club. La critica si sposta poi sulla percezione collettiva: «Ho l’impressione che abbiano ecceduto nelle rimostranze, presentandosi come una vittima sacrificale del sistema, ma la cronaca e la storia di questo sport non ci restituiscono affatto un’immagine di questo tipo». Il riferimento è chiaro: il tentativo della proprietà bianconera di esercitare una pressione istituzionale viene letto come un segnale di debolezza, quasi un ribaltamento dei ruoli in una dialettica potere-calcio che per anni ha visto la “Vecchia Signora” occupare scranni ben diversi.
Il baricentro della discussione si è poi spostato sull’episodio che ha scatenato la bufera: l’espulsione di Kalulu propiziata dalla caduta di Bastoni. Moratti, pur difendendo i colori nerazzurri, non ha rinunciato a una riflessione etica sulla deriva del gioco moderno. «Le simulazioni mi infastidiscono profondamente, hanno generato una noia diffusa nel pubblico. Quella osservata l’altra sera è stata una simulazione quasi entusiasta», ha ammesso con onestà intellettuale, descrivendo il gesto del difensore come un’esasperazione di un contatto minimo. «Bastoni ha compiuto un balzo incredibile sfruttando un leggero allungamento del braccio dell’avversario. Il ragazzo si è lasciato trascinare dalla possibilità di trarne vantaggio, sfociando in un’ingiustizia poiché il fallo non era affatto grave». Nonostante la censura del gesto, l’ex presidente ha auspicato clemenza per il calciatore, ora al centro di un tritolo mediatico che rischia di comprometterne la serenità in Nazionale.
L’Inter di Inzaghi e la proiezione verso il titolo
Oltre le polemiche, resta il dato tecnico di una squadra che sembra aver trovato una quadratura definitiva, fugando le incertezze che avevano accompagnato l’avvicendamento sulla panchina. L’elogio di Moratti alla gestione attuale è netto, pur mantenendo quella scaramanzia che è cifra stilistica della sua comunicazione. «L’Inter sta facendo tutto il necessario e forse anche qualcosa di più. Se l’avvicendamento tecnico aveva inizialmente sollevato dei dubbi, oggi quei timori sono stati completamente dissipati», ha spiegato, riferendosi alla solidità mostrata dal gruppo.
Il cammino verso lo scudetto appare spianato, ma la prudenza resta d’obbligo in un campionato che vive di strappi emotivi e tensioni extra-campo. «La compagine nerazzurra sembra essere sulla strada giusta; preferisco non spingermi oltre con le dichiarazioni, ma i segnali sono estremamente incoraggianti». Il summit mediatico si chiude dunque con un’Inter che corre verso l’obiettivo massimo, mentre il rumore di fondo delle cancellerie calcistiche continua a trascinare il pallone in un’impasse politica che solo il rettangolo verde potrà, forse, risolvere.