Inter, Marotta blinda Bastoni: “Niente Barcellona, resta un patrimonio”.

Il Presidente nerazzurro attacca: "Vergognoso linciaggio dopo il Mondiale". Poi frena sullo Scudetto: "Non è un matchpoint".

Redazione
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Giuseppe Marotta erige un muro a difesa di Alessandro Bastoni e blinda il difensore dalle sirene del Barcellona a pochi istanti dal fischio d’inizio di Inter-Roma. Il Presidente nerazzurro, intervenuto ai microfoni della stampa nel pre-partita di San Siro, ha bollato come inaccettabile il clima di critica attorno al centrale della Nazionale dopo il fallimento mondiale. «È vergognoso il linciaggio mediatico a cui è sottoposto; l’errore umano fa parte del percorso di crescita e lui resta un patrimonio incedibile dell’Inter», ha sentenziato il numero uno di Viale della Liberazione, smentendo categoricamente ogni ipotesi di cessione verso la Spagna.

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Sul fronte Scudetto, il dirigente ha mantenuto un profilo di estrema cautela, rifiutando l’etichetta di “matchpoint” nonostante l’importanza del posticipo della 31ª giornata. Con 24 punti ancora sul tavolo, Marotta ha identificato nel successo contro i giallorossi non una sentenza definitiva, ma un acceleratore di autostima fondamentale per la volata finale. «Siamo ancora in una fase interlocutoria del torneo; ottenere il bottino pieno stasera è vitale per la sicurezza del gruppo, ma la fatica richiesta in ogni impegno, dalle sfide di vertice alla lotta salvezza, impone massima concentrazione», ha ribadito il Presidente.

Allargando l’analisi alla crisi sistemica del calcio italiano, Marotta ha invocato una riforma strutturale che parta dal recupero dei vivai nazionali, denunciando l’attuale carenza di talenti. Citando il modello storico del Friuli Venezia Giulia, il numero uno dell’Inter ha sottolineato come l’assenza di nuove icone sia il sintomo di un declino iniziato nel 2006 e mai realmente arrestato. La ricetta del club meneghino per il rilancio passa dunque dalla protezione dei propri asset e da una visione politica unitaria, necessaria per riportare la Serie A e la maglia azzurra ai vertici della competitività internazionale.

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