La disfatta dell’Italia è tutta colpa del blocco Inter?

Disfatta a Zenica ai calci di rigore: il sistema calcio crolla sotto il peso dell'assenza di talenti.

Riccardo Ferrari
4 min di lettura

La Nazionale Italiana non si qualifica ai Mondiali per la terza volta consecutiva. E’ una disfatta, uno shock, una tragedia sportiva senza precedenti. La sconfitta di Zenica arrivata ai calci di rigore è la fotografia di un sistema che non funziona, a tutti i livelli. Dai vertici federali ai giocatori, passando per allenatore e staff tecnico. Ma anche i media fanno la loro parte, tra giornali che aizzano la polemica sulla direzione arbitrale e i social che impazziscono dando la colpa al “blocco Inter”.

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Bastoni, Barella, Dimarco e Pio Esposito, non può essere solo loro la responsabilità

Per quanto se ne parli, è ingiustificato attribuire la colpa della mancata qualificazione ai Mondiali solamente ai giocatori nerazzurri. Vero, però, che il loro rendimento non è stato sufficiente. Bastoni con la sua espulsione ha indirizzato la partita; a Barella non è bastato l’assist per l’1-0 di Kean per ben figurare; Dimarco non è stato lo stesso che va su e giù per la fascia sinistra di San Siro e Pio Esposito ha sbagliato il primo calcio di rigore degli azzurri.

Tutta la squadra ha reso poco e male, anche quando in campo la situazione era di 11 contro 11. Le idee di gioco erano poche e confuse. Il vantaggio è nato da un errore bosniaco in impostazione, ma dopo il gol il baricentro si è subito abbassato troppo, consentendo alle loro ali di puntare maggiormente i nostri quinti di centrocampo nell’uno contro uno.

Il rigore sbagliato da chi dodici mesi fa giocava in Serie B

Uno dei grandi problemi della Nazionale, poi, è l’attacco. Non tanto sulle ali, perché gli esterni capaci nel dribbling ci sono, ma non vengono convocati. La mancanza di un attaccante di razza capace di trascinare gli azzurri a suon di gol si sente. E allora ecco che nell’ultimo frangente della partita decisiva per l’accesso ai Mondiali l’Italia si affida ad un ragazzo, per quanto forte e talentuoso, che dodici mesi fa sgomitava tra le difese ostiche della Serie B. Pio Esposito non poteva e non doveva essere la soluzione per il presente ma un prodotto su cui investire per il futuro.

L’Italia è stata anche sfortunata, vero, perché Retegui ha dovuto lasciare il campo troppo presto dopo l’espulsione di Bastoni, Scamacca era ko per infortunio e Kean non riusciva più a reggere l’attacco da solo. Serviva, però, un altro attaccante pronto a reggere partite di un certo peso. Ma alternative, ad oggi, non ce ne sono.

Alternative, a dirla tutta, non ce ne sono molte nemmeno negli altri ruoli. Al di là delle sostituzioni, giuste o sbagliate, della partita di Zenica, la sensazione è che manchi il talento, la grinta e la motivazione ai giocatori italiani. Perché se la formazione che ad oggi scende in campo con maglia Azzurra rappresentando l’Italia è lo specchio del movimento calcistico del paese, allora sono necessari molti cambiamenti a livello di sistema.

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