L’Inter vede le stelle: Chivu a +9 e il sogno del “Doblete”

Rimonta folle a Como e Napoli distaccato: il tecnico nerazzurro punta al record di Mourinho mentre Lautaro fa il leader in panchina.

Redazione
3 min di lettura

L’Inter ha il profumo della gloria sulle dita. Al termine di una battaglia feroce contro un Como eroico, capace di trascinare i nerazzurri sull’orlo del baratro, la squadra di Cristian Chivu è riemersa dalle acque agitate del Sinigaglia con una vittoria che sa di sentenza: il Napoli ora scivola a -9. È stato un pomeriggio di sofferenza pura, un primo tempo “molle” e quasi rassegnato, prima che l’orgoglio dei campioni ribaltasse un destino che sembrava scritto.

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«Sapevamo che non sarebbe stato semplice», ha ammesso un Chivu visibilmente sollevato ma ancora carico dell’adrenalina del match. Il tecnico ha saputo leggere il momento di sbandamento, correggendo la rotta e affidandosi alla meticolosità del lavoro mattutino: i calci piazzati, studiati ossessivamente poche ore prima, sono diventati l’arma del delitto. Una vittoria di maturità totale che permette all’allenatore romeno di togliersi anche un sassolino dalle scarpe contro chi si nasconde dietro la scaramanzia: «Scudetto fatto? Faccio come i colleghi che parlano di obiettivo Champions: siamo contenti di esserci avvicinati a questo traguardo…», ha ironizzato, con il sorriso di chi sa di avere ormai il tricolore in tasca.

Ma l’ambizione nerazzurra non si ferma alla Serie A. L’obiettivo è il “Doblete”, un’impresa che nella storia dell’Inter è riuscita solo a José Mourinho. Chivu, alla sua prima vera stagione da professionista, insegue il mito per entrare in una storia che sembrava irraggiungibile dopo i tormenti della scorsa annata. Il prossimo 21 aprile, a San Siro, Inter e Como si ritroveranno per il ritorno della semifinale di Coppa Italia: dopo lo 0-0 dell’andata, non ci saranno calcoli, solo la fame di una finale che completerebbe un debutto da sogno.

In panchina, a soffrire e incitare come un ultras, c’era ancora lui: Lautaro Martinez. Il “Toro”, seppur indisponibile, ha voluto essere presente in distinta per non far mancare il suo carisma ai compagni. La sua esultanza finale è l’immagine di un gruppo che ha ritrovato un’anima d’acciaio. L’Inter non corre più solo contro le avversarie, ma contro la storia stessa, trascinata da un allenatore che ha saputo trasformare i dubbi in un’ascesa inarrestabile.

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