L’Inter di Christian Chivu esce dal Franchi con un punto che ha il sapore amaro della ritirata, certificando una crisi atletica e mentale che riapre ufficialmente la corsa allo scudetto. Il misero bottino di due punti nelle ultime tre gare ha ridotto il vantaggio sul Milan a +6 e sul Napoli a +7, distacchi che non appaiono più rassicuranti di fronte a una capolista definita “bollita” e “stracotta” dalle colonne della Gazzetta dello Sport. Il pareggio per 1-1 contro una Fiorentina quintultima in classifica — e distante 40 punti dai nerazzurri — è il segnale di un’involuzione che mette sotto accusa la gestione della preparazione atletica dello staff tecnico.
Il paradosso nerazzurro è evidente: dall’uscita dalla Champions League avvenuta un mese fa, la squadra ha smesso di correre anziché rigenerarsi. “Giocava meglio quando giocava troppo”, sottolinea la critica, evidenziando come l’assenza del capitano Lautaro Martinez non basti a giustificare un crollo verticale delle prestazioni individuali e collettive. Se l’attacco è aggrappato esclusivamente al talento del giovane Esposito, il resto della rosa appare “sulle gambe”, incapace di reagire alla pressione di un Milan e di un Napoli rinvigoriti dai rientri di Rabiot, De Bruyne e McTominay.
La sosta per le Nazionali diventa l’ultima trincea per Chivu: senza un’inversione di rotta immediata nel richiamo di preparazione, il ventunesimo scudetto rischia di scivolare via come accaduto nella tragica volata della scorsa stagione. Il tecnico romeno deve ritrovare la brillantezza dei suoi senatori e l’incisività dei nuovi innesti, finora impalpabili, per evitare che i big match contro Roma e Como si trasformino nel palcoscenico di un sorpasso storico. L’Inter ha guadagnato un punto a Firenze solo grazie ai riflessi di Sommer e all’imprecisione viola, ma la fortuna statistica non basterà a difendere un primato che oggi appare più fragile che mai.