Caos Inter, Marotta blinda il gruppo: silenzio stampa e scontro con gli arbitri

Due ore di rabbia a San Siro dopo il pari con l'Atalanta. Chivu salta Firenze per squalifica, la società teme "l'effetto Bastoni" sulle decisioni di Manganiello.

Redazione
2 min di lettura

Il fortino dell’Inter si sigilla dietro un silenzio stampa punitivo dopo il caos scoppiato a San Siro nel match contro l’Atalanta. La rabbia nerazzurra è esplosa nella pancia dello stadio, dove la squadra è rimasta asserragliata per oltre due ore dopo il fischio finale. La strategia comunicativa, imposta da Giuseppe Marotta, mira a blindare il gruppo ed evitare squalifiche pesanti in vista della trasferta di Firenze, sfida che la capolista dovrà già affrontare senza Cristian Chivu, espulso dal direttore di gara Manganiello durante i concitati minuti finali.

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Il cuore della protesta risiede in un faccia a faccia di trenta minuti tra la dirigenza nerazzurra e la quaterna arbitrale. Sebbene i toni siano stati definiti “garbati” e civili, la sostanza del confronto riflette una frattura profonda: l’Inter contesta apertamente la direzione di Manganiello, focalizzandosi sui contatti Sulemana-Dumfries e Scalvini-Frattesi, che si sommano al discusso episodio Ricci nel derby. La dirigenza teme l’instaurarsi di un “bias” arbitrale condizionato dal peso mediatico del caso Bastoni-Kalulu post-Juventus; il sospetto a Viale della Liberazione è che il rumore sollevato contro il difensore azzurro stia influenzando, anche inconsciamente, le decisioni dei fischietti quando in campo c’è la capolista.

Il clima di tensione rischia di minare la corsa verso lo Scudetto, proprio mentre il Milan tenta l’aggancio a -7. Con la trasferta del Franchi all’orizzonte e l’assenza forzata del tecnico in panchina, Marotta ha scelto la linea della fermezza istituzionale per proteggere la squadra da ulteriori danni disciplinari. Il “vento mediatico” avverso è ora il nemico numero uno da combattere nelle sedi opportune, mentre la squadra è chiamata a rispondere sul campo per evitare che il vantaggio accumulato si sciolga sotto i colpi di direzioni arbitrali ritenute penalizzanti.

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