C’è un segnale che filtra sempre prima delle parole ufficiali. Arriva dai minuti, dalle scelte ripetute, dalle gerarchie che cambiano senza proclami. E in casa Inter quel segnale oggi è chiaro: gennaio può diventare un mese di separazioni importanti, anche dolorose, ma coerenti con una nuova fase del progetto. Non si parla di rivoluzioni improvvise, ma di crepe che si allargano. E tre nomi, più di altri, raccontano questa fase di transizione.
Acerbi, un addio rimandato
Francesco Francesco Acerbi è stato per lungo tempo un pilastro emotivo prima ancora che tecnico. Uomo di fiducia di Simone Inzaghi, leader silenzioso, riferimento nello spogliatoio. Ma il mercato non vive di riconoscenza.
Se l’operazione Cancelo fosse andata in porto, la sua uscita sarebbe stata immediata, con destinazione Arabia e la prospettiva di ritrovare un allenatore che lo conosce alla perfezione. La scelta diversa del portoghese ha congelato tutto. Poi il quadro si è chiuso definitivamente con la firma di Pablo Marí per l’Al-Hilal, che ha tolto spazio a qualsiasi incastro successivo. Acerbi non è stato utilizzato nemmeno contro il Napoli. Ufficialmente nulla di definitivo, ufficiosamente una gestione che sa di attesa, anche legata alle condizioni fisiche dopo l’infortunio. Lo scenario più probabile oggi porta a giugno: chiusura naturale del ciclo, senza strappi ma senza rinnovi emotivi.
De Vrij, il tempo che stringe
Se per Acerbi il discorso è legato anche all’età e al fisico, Stefan de Vrij vive una situazione diversa, forse più delicata. Il difensore olandese è uscito dalle rotazioni centrali, scivolato ai margini di un undici che ormai ha trovato altre certezze.
I numeri parlano chiaro: poche presenze, continuità assente. E con un Mondiale all’orizzonte, restare in panchina non è un’opzione sostenibile. De Vrij ama l’Italia, non lo ha mai nascosto, ma il suo ingaggio pesa e l’Inter non ha alcuna intenzione di tenerlo come lusso inutilizzato. Dall’Olanda arrivano segnali, dalla Premier League osservano con interesse. La sensazione è che questa possa essere la finestra giusta per separarsi, prima che il tempo renda la scelta obbligata.
Frattesi, il nodo più spinoso
Diversa, e più complessa, la posizione di Davide Frattesi. Qui non si parla di fine ciclo, ma di equilibrio mai davvero trovato. Il centrocampista piace, eccome: Galatasaray e Juventus lo prenderebbero subito. Ma l’Inter non ha fretta, né intenzione di svendere. La richiesta è chiara: 35 milioni di euro. In alternativa, solo una formula precisa: prestito oneroso con obbligo di riscatto a condizioni ritenute semplici. Nessuna apertura a soluzioni creative, nessuno sconto emotivo. Frattesi non è fuori dal progetto, ma nemmeno centrale come immaginato. Ed è questo limbo a rendere la sua posizione la più difficile da gestire, per lui e per il club.
Una scelta di direzione, non di emergenza
Quello che emerge, osservando il quadro nel suo insieme, non è un’Inter in difficoltà, ma un’Inter che sceglie. Sceglie di non trascinarsi situazioni irrisolte, di non accumulare contratti pesanti, di non restare prigioniera delle gerarchie del passato. Gennaio non sarà una resa dei conti, ma un primo snodo. Per qualcuno il tempo è già scaduto, per altri sta per farlo. In silenzio, come spesso accade nei grandi club, le decisioni stanno maturando. E quando i minuti diventano pochi, il mercato smette di essere un’ipotesi e diventa una conseguenza.
