Inter, poker tricolore sul lago: il +9 è un’ipoteca sullo scudetto

Thuram e Dumfries firmano la rimonta da urlo a Como: dal 2-0 al 3-4, i nerazzurri di Chivu volano verso il titolo.

Redazione
3 min di lettura

L’estasi del Como si è sciolta nel calore accecante di una Inter che ormai vede il traguardo. Al Sinigaglia, in una notte folle, elettrica e brutale, la capolista ha messo le mani sul ventunesimo scudetto, trasformando un potenziale crollo in un trionfo di nervi e classe. I ragazzi di Chivu sono passati dall’inferno del 2-0 al paradiso del 2-4, prima di chiudere un 3-4 che sa di sentenza definitiva: a sei giornate dal termine, il +9 sul Napoli è una voragine che profuma di storia.

Pubblicità

Il primo tempo è stato il manifesto della favola lariana. La squadra di Fabregas ha giocato con il cuore in mano e il veleno in corpo, schiacciando i nerazzurri con un’intensità feroce. Al 35′, l’area dell’Inter è diventata un flipper impazzito: Nico Paz ha seminato il panico, propiziando il tap-in vincente di Valle. Nove minuti dopo, lo stesso Paz ha firmato un capolavoro balistico, un drop che ha baciato il palo prima di insaccarsi per il raddoppio. Sotto di due gol, l’Inter sembrava svuotata, ma è lì che è emerso il DNA dei campioni.

Marcus Thuram ha riaperto il match prima dell’intervallo con un tocco di rapina, dando il via a una ripresa dominata dalla potenza fisica e dalla fame di gloria. La doppietta di Thuram e quella di un incontenibile Denzel Dumfries hanno ribaltato il mondo, portando l’Inter sul 4-2 e mettendo a nudo i limiti di esperienza del Como. Non è bastato il rigore di Da Cunha nel finale per riaprire i giochi: la difesa nerazzurra, seppur tra qualche svarione di troppo, ha eretto il muro della maturità.

Mentre il Como esce a testa altissima, pur sorpassato dalla Juventus nella corsa Champions, l’Inter festeggia una vittoria che è un inno alla resilienza. Senza Lautaro, rimasto in panchina a soffrire come un tifoso qualunque, il gruppo ha trovato la forza di reagire al doppio schiaffo, dimostrando che il tricolore non è solo un obiettivo, ma un destino già scritto. Ora parte ufficialmente il conto alla rovescia: la capolista scappa, lasciandosi alle spalle il fumo di una battaglia che ha confermato la sua egemonia assoluta.

Condividi questo articolo

I più letti

Pubblicità