Dumfries oltre il calcio: “Stop al bullismo online, serve più rispetto”

Dalla gestione delle pressioni al blocco dei commenti sui social: il calciatore olandese riflette sul benessere mentale nello sport e nella vita quotidiana.

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Il benessere psicologico nel calcio moderno e il peso dei giudizi altrui restano centrali per Denzel Dumfries. L’olandese si racconta a cuore aperto in una recente intervista concessa alla testata olandese Voetbal International. L’esterno ha voluto condividere una riflessione profonda sul proprio equilibrio mentale, tracciando un parallelo con le difficoltà vissute durante la sua carriera, in particolare durante l’Europeo del 2024 in Germania. Ha ammesso come in quel periodo la pressione fosse difficile da gestire rispetto ad oggi, vista la fatica per qualificarsi. Un aiuto fondamentale è arrivato dal supporto professionale di Annemieke Zijerveld, una psicologa sportiva con cui Dumfries è ancora in contatto. Ai microfoni afferma:” Oggi mi sento più strutturato e consapevole, ma so esattamente a chi rivolgermi in caso di necessità”.

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La gestione dei social

Un passaggio chiave dell’intervista ha riguardato la gestione dei social network quando le prestazioni in campo non sono ottimali. Dumfries ha spiegato di aver adottato misure drastiche in passato, come il blocco temporaneo dei commenti sui profili social per proteggere la sua serenità mentale. Pur accettando le critiche come dinamiche inevitabili in uno sport che intrattiene un pubblico così vasto, il calciatore ha sottolineato l’importanza del rispetto, rimarcando come la sua capacità di ridimensionare gli eventi lo aiuti a non farsi travolgere mentalmente.

L’appoggio alla campagna KNVB

Il discorso si è poi allargato all’impatto del cyberbullismo sulle generazioni più giovani. Dumfries ha espresso un forte plauso per la campagna, contro il bullismo online, promossa dalla federazione olandese KNVB (Federazione Calcistica dei Paesi Bassi) insieme al partner sponsor ING. Secondo il giocatore la campagna è molto valida perché il problema non si limita ai professionisti ma riguarda anche i contesti scolastici. Liquidare la questione suggerendo ai ragazzi di abbandonare le piattaforme digitali è, secondo Dumfries, una soluzione non praticabile: i social fanno parte della quotidianità dei giovani ed è fondamentale accendere i riflettori sulle derive pericolose di questi strumenti.

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