Serve un’epifania sportiva, un ritorno alle origini del mito nerazzurro per ribaltare un destino che, dopo il 3-1 della Norvegia, appare segnato. L’Inter di Cristian Chivu si presenta al ritorno dei playoff di Champions League con le spalle al muro, ma con la forza d’urto di chi, in Serie A, ha già scavato un solco di dieci punti sulle inseguitrici. Il teatro di San Siro si prepara a trasformarsi in una bolgia, il “dodicesimo uomo” necessario per colmare il gap di due reti e scardinare l’organizzazione scientifica del Bodo/Glimt. Non è solo una questione di qualificazione, ma di identità: la capolista del calcio italiano deve dimostrare che la disfatta sul sintetico scandinavo è stata solo un’anomalia in un 2026 finora trionfale.
La filosofia di Chivu: equilibrio e dovere morale
In conferenza stampa, il tecnico rumeno ha tracciato la rotta con la consueta lucidità tattica e rettitudine morale. «Non abbiamo l’obbligo del risultato, ma il dovere di provarci con ogni fibra del nostro essere», ha dichiarato Chivu, rigettando l’idea di una rincorsa disperata che possa compromettere l’integrità difensiva. L’obiettivo è la ricerca della “miglior versione” dell’Inter, una squadra capace di segnare mediamente più di due gol a partita e che non deve stravolgere il proprio credo per trovare la via della rete.
L’impasse dell’andata, condizionata da un clima ostile e da una superficie di gioco aliena, è stata resettata. «Mi interessa l’approccio: dobbiamo giocare con tranquillità, senza farci schiacciare dalla pressione. Se esiste una compagine in grado di ribaltare un simile passivo, quella siamo noi», ha ribadito l’allenatore, sottolineando come la forza del gruppo risieda nella capacità di semplificare le giocate e ritrovare la confidenza con l’erba naturale del Meazza.
Leadership diffusa e il fattore psicologico
L’assenza di un trascinatore carismatico come Lautaro Martinez non sembra turbare i piani del tecnico di Certaldo. Chivu punta sulla leadership collettiva, un concetto cardine che ha permesso ai nerazzurri di dominare il campionato nonostante i momenti di emergenza. «Abbiamo molti leader: la voglia, la fame e l’umiltà mostrate in questi mesi sono i nostri fondamenti. Non c’entra nulla una battaglia persa, conta dare il massimo colpo su colpo», ha aggiunto, evidenziando come la maturità raggiunta dalla squadra sia l’ingrediente segreto per gestire una gara che potrebbe protrarsi fino al 120° minuto.
Il tecnico ha poi rivolto un pensiero a Bastoni, reduce da una settimana complessa sotto il profilo personale e mediatico: «Sono orgoglioso della sua tenuta mentale; non era facile scendere in campo senza farsi influenzare, ma ora il nostro unico orizzonte è il futuro immediato». La gestione dello stress e la capacità di non farsi sorprendere dalle ripartenze del Bodo saranno i temi tattici dominanti di una sfida che non ammette errori banali.
San Siro e l’odore dell’impresa
Il ritorno tra le mura amiche rappresenta per l’Inter il ritorno alla normalità tecnica. Il Bodo/Glimt rimane un avversario temibile, capace di una densità agonistica rara, ma l’entusiasmo derivante dal +10 sul Milan deve fungere da propellente. Chivu, rievocando i suoi trascorsi da calciatore, ha esortato i suoi a non deludere le aspettative dei compagni e del pubblico: «Sanno quanto è importante. In Norvegia hanno visto che la partita è a rischio, ora serve quel “qualcosa in più” per trasformare la serata in un ricordo indelebile». La missione ottavi è lanciata: l’Inter non cerca solo la vittoria, cerca la gloria di una rimonta che sancirebbe definitivamente la sua dimensione europea.