Pubblicità

Chivu e l’Inter, una storia che continua: identità, responsabilità e ambizione europea

Alla vigilia dell’Arsenal il tecnico nerazzurro racconta il suo legame col club, dal Triplete alla panchina della prima squadra

6 min di lettura

Alla vigilia della sfida di Champions League contro l’Arsenal, Cristian Chivu ha raccontato il proprio percorso nerazzurro in una lunga intervista rilasciata alla UEFA: un racconto che intreccia passato e presente, dal legame personale con l’Inter fino alla responsabilità attuale sulla panchina della prima squadra, passando per la memoria del Triplete e la costruzione di un’identità europea ritrovata.

Pubblicità

Chivu e l’Inter, un legame che va oltre il campo

“Per me l’Inter rappresenta tantissimo. Ho trascorso così tanto tempo in questo club. Ho iniziato la mia carriera da tecnico nel settore giovanile, dove sono rimasto per sei anni. Da quando sono arrivato nel 2007 ho passato 18 anni all’Inter, a parte qualche pausa, ad esempio subito dopo aver concluso la mia carriera da calciatore. L’Inter mi è rimasta nel cuore per tutto ciò che abbiamo fatto e per i trofei vinti in passato, ma anche come stile di vita.” Il tecnico nerazzurro non parla solo di calcio, ma di appartenenza. Milano, il club, la quotidianità: tutto diventa parte di un’identità che si stratifica nel tempo. “Ho vissuto e lavorato in questa città e in questo club, ti entra dentro, diventa una parte di te ed è molto difficile lasciarlo andare. Ora ho questa nuova, grande responsabilità come allenatore della prima squadra e sono molto felice. Sono felice di essere ancora parte di questo club dopo 18 anni. Mi riempie d’orgoglio, perché non è mai nulla di scontato.”

Dal campo alla panchina, la responsabilità resta

Il passaggio da calciatore ad allenatore non cambia il peso delle aspettative. Cambia la prospettiva. “Da giocatore hai comunque una responsabilità enorme. Nel 2007 eravamo la squadra da battere. Avevamo vinto diversi Scudetti consecutivi e volevamo continuare su quella strada. Cercavamo sempre di vincere o almeno di restare competitivi anche in Europa.” Chivu ripercorre una fase storica precisa, quella che ha portato l’Inter a completare il proprio ciclo vincente. “Sono arrivato nella stagione 2007/08 e ho vinto subito lo Scudetto. In questo senso abbiamo dato continuità. Ci mancava vincere in Europa e ci siamo riusciti nel 2010 con la Champions League. È stato meraviglioso, perché erano passati 43 anni dall’ultima vittoria dell’Inter. È stato speciale anche perché abbiamo conquistato il Triplete: Scudetto, Coppa Italia e Champions League.”

Continuità europea e ambizione moderna

Nel racconto di Chivu c’è anche una lettura lucida dell’Inter contemporanea, vista come una squadra tornata stabilmente nel panorama che conta. “Per vincere serve essere competitivi per anni e capire come costruire una squadra capace di raggiungere i propri obiettivi. Questo discorso vale sia in Europa sia in campionato, ed è più o meno ciò che sta accadendo con l’Inter di oggi.” Il riferimento è a un percorso iniziato in un momento complesso, ma che ha riportato il club ai massimi livelli. “È una responsabilità che ha anche la squadra di oggi, iniziata durante la pandemia. Due finali di Champions League e una di Europa League. Purtroppo non con il risultato che volevamo. L’importante è che l’Inter sia tornata stabilmente sulla scena europea.”

Gli allenatori, la vittoria e il fattore umano

Chivu non riduce la propria crescita ai trofei, ma all’impatto delle persone incontrate. “Ho imparato qualcosa da ognuno degli allenatori che ho avuto. Tutti loro hanno il proprio modo di fare, la propria visione, la propria personalità. Alcuni di loro hanno avuto un grande impatto. Con alcuni ho vinto, con altri no, ma ho comunque avuto modo di imparare.” Il passaggio chiave è sull’aspetto umano, spesso sottovalutato. “L’aspetto umano è ciò che mi ha colpito di più. Spesso si giudica solo in base a ciò che si vince. Penso però che la chimica umana sia ancora più importante.”

L’Inter di oggi: identità, controllo e crescita

Nel presente, Chivu parla di un progetto in evoluzione, senza strappi né rivoluzioni. “L’Inter negli anni ha costruito e ottenuto tanto. Per questo non ho mai voluto rivoluzionare, ma aggiungere qualcosa di nuovo, cosa che continuo a fare. Ovviamente ci manca ancora qualcosa e ci stiamo lavorando, mantenendo comunque la nostra identità.”

L’obiettivo è chiaro e ambizioso. “La nostra intenzione è inserire i giovani e i nuovi acquisti. Il nostro obiettivo è dominare. Controllare la partita, con o senza palla. Non sempre ci riusciamo, ma è ciò a cui puntiamo, consapevoli che contro squadre forti è più difficile.” E la chiusura è una dichiarazione di metodo. “Non perdiamo le nostre convinzioni. È normale commettere errori, l’importante è imparare da questi.”

Condividi questo articolo
Pubblicità
- Pubblicità -