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Pio Esposito rompe l’incantesimo: un gol che vale molto più di Inter-Lecce

A San Siro decide il classe 2005: rete pesantissima che lancia l’Inter e riscrive il giudizio sul suo attaccante

4 min di lettura

Certe partite sembrano disegnate per scivolare via senza lasciare traccia. Inter-Lecce stava andando esattamente in quella direzione: una gara bloccata, sporca, avara di spazi e di occasioni, con la squadra più forte che gira intorno al problema senza mai risolverlo davvero. A San Siro il tempo passava e il sospetto diventava certezza: non sarebbe bastata la pazienza, sarebbe servito altro.

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Quando la partita cambia volto

Per oltre un’ora l’Inter ha faticato come raramente le era capitato in stagione. Il Lecce ha tolto profondità, ha chiuso le linee interne, ha costretto i nerazzurri a una manovra lenta e prevedibile. Falcone è rimasto quasi uno spettatore, perché le grandi occasioni non arrivavano. Era il classico match in cui la superiorità tecnica resta teorica, mentre il cronometro diventa un avversario. Poi, al 78’, la frattura. Netta. Irreversibile.

Il gol che pesa più dei tre punti

La rete di Pio Esposito non è solo il gol che decide la partita. È la giocata che cambia il senso della serata e, forse, anche quello del campionato. Un gol da attaccante vero, di area, di fame e tempismo. Nessuna estetica forzata, solo istinto e determinazione. Con quel pallone spinto in rete, l’Inter si è ritrovata a +6 sul Napoli, fermato dal Parma, e ha allungato anche sul Milan, ancora atteso dal recupero di Como. Una rete che vale una partita, sì, ma che pesa come un mattone nella corsa al vertice.

Pio Esposito, oltre le etichette

Il paradosso è tutto qui: il gol più pesante della serata arriva da uno dei giocatori più discussi. Non per quello che fa in campo, ma per quello che non fa abbastanza secondo una certa narrazione. Troppo grezzo, troppo acerbo, poco pulito tecnicamente. Giudizi affrettati, spesso sommari, appiccicati a un classe 2005 alla sua prima vera stagione in Serie A.

Eppure, chi guarda davvero le partite lo sa: Esposito ha costruito il suo percorso lontano dai riflettori. Sponde, protezione del pallone, movimenti utili, lavoro sporco fatto per liberare spazio ai compagni. Tutto quello che non entra nelle statistiche, ma che tiene in piedi una squadra nei momenti difficili. Il calcio italiano, troppo spesso, non aspetta. Preferisce etichettare, archiviare, sentenziare. Esposito ha scelto un’altra strada: il silenzio e il lavoro.

Una crescita che non fa rumore, ma lascia segni

Il tratto distintivo di questi mesi non è stato il numero di gol, ma l’atteggiamento. Nessuna risposta alle critiche, nessuna ricerca ossessiva della giocata individuale. Solo applicazione, disponibilità e una crescita costante, partita dopo partita.

Il gol al Lecce non cancella i limiti, né pretende di farlo. Ma racconta una verità semplice: Pio Esposito è dentro il progetto Inter, non ai margini. E quando una squadra che lotta per il vertice ha bisogno di una spallata, lui risponde presente. Non sempre servono fuochi d’artificio. A volte basta un ariete, nel momento giusto.

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