C’è un filo che lega presente e futuro nelle stanze della dirigenza dell’Inter. Un filo che non nasce oggi, ma che da mesi orienta le scelte tecniche e strategiche del club. Da una parte la costruzione graduale di un’eredità, dall’altra l’idea di inserire esperienza pura per alzare subito il livello. Due nomi, su tutti, raccontano questa linea: Alexandar Stankovic e Bernardo Silva.
Stankovic, il ritorno del futuro
Alexandar Stankovic non è una suggestione improvvisa. È un progetto. Cresciuto sotto lo sguardo diretto di Cristian Chivu, il centrocampista serbo classe 2005 sta vivendo una stagione di livello altissimo, tra campionato e Champions League, attirando attenzioni importanti anche fuori dall’Italia. L’Arsenal osserva, studia, prende appunti. Ma la sensazione, sempre più netta, è che il suo destino sia già scritto.
Per l’Inter sarebbe un ritorno a casa, non solo tecnico ma identitario. Stankovic è considerato il profilo ideale per raccogliere, passo dopo passo, l’eredità di Hakan Çalhanoğlu. Non un comprimario, non una rotazione di lusso. Un vice solo sulla carta, perché l’idea del club è chiara: iniziare subito a responsabilizzarlo, sapendo che quella in arrivo potrebbe essere l’ultima stagione del turco in nerazzurro. In società non lo definiscono una promessa. Lo considerano un predestinato, il futuro play dell’Inter per gli anni a venire.
L’esperienza che cambia lo spartito
Accanto alla linea verde, però, serve qualcosa che accenda subito la manovra. Qualcosa che porti quella qualità decisiva che, nelle notti europee e nei momenti chiave, fa la differenza. È qui che entra in scena Bernardo Silva.
Trentuno anni, parametro zero, ancora protagonista con il Manchester City e pilastro della nazionale portoghese. Un profilo che non ha bisogno di presentazioni e che l’Inter segue da tempo, molto prima che il suo nome diventasse di dominio pubblico. Anche la Juventus è vigile, ma i nerazzurri lavorano sotto traccia da mesi, con una convinzione crescente.
L’idea sarebbe quella di raccogliere l’eredità di Mkhitaryan, inserendo un giocatore capace di dare magia, tempi di gioco e mentalità vincente. Non un’operazione di facciata, ma un innesto strutturale.
Un centrocampo che può cambiare volto
Se i tasselli dovessero andare al loro posto, l’Inter potrebbe ritrovarsi con un reparto di altissimo livello. Nicolò Barella, Çalhanoğlu e Bernardo Silva come asse centrale, con alle spalle una panchina tutt’altro che ornamentale: Stankovic pronto a crescere, Sucic, Piotr Zieliński e Diouf come alternative di peso.
Diouf, oggi, resta nel progetto. Dopo alcune apparizioni in fascia è tornato a sedersi, ma non è stato escluso. E attenzione a un nome che continua a tornare ciclicamente sul taccuino: Manu Koné. Piace da tempo, piace molto, e nel caso in cui l’operazione Bernardo Silva non dovesse andare in porto, il centrocampista della Roma potrebbe tornare prepotentemente in corsa. Forse non è mai davvero uscito dai radar.
Un’Inter che guarda avanti senza perdere il presente
La sensazione è che l’Inter stia lavorando su due piani paralleli: costruire il domani senza indebolire l’oggi. Stankovic rappresenta il futuro che bussa alla porta, Bernardo Silva l’esperienza che può alzare immediatamente l’asticella. In mezzo, una rosa che vuole restare competitiva ai massimi livelli. Il mercato non è ancora iniziato, ma le idee sono già chiare. E questa, per una grande squadra, è sempre la prima vittoria.
